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venerdì, 20 febbraio 2015
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Nadia Spallitta

Dossier : realizzare nell’area Quaroni un giardino pubblico

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area_quaroni.jpgPubblichiamo il testo integrale del dossier riguardante l’area Quaroni di Palermo, curato dall’architetto Giuseppe Scuderi.

 

 

UN GIARDINO PUBBLICO PER LA RINASCITA DEL CENTRO STORICO

La nostra proposta di realizzare nell’area Quaroni un giardino pubblico, supportata da questo Dossier curato da Giuseppe Scuderi, non è altra cosa dalla nostra battaglia per liberare il centro storico dal traffico di autoveicoli e far respirare ai cittadini e ai monumenti un aria più pulita e un po’ più salubre.
Il centro storico di Palermo è recen-temente ritornato ai suoi anni più bui: degrado, sporcizia, abbandono, disin-teresse, sono gli elementi che saltano subito agli occhi di chi lo vive e, soprattutto, a chi lo visita, visto che qui è concentrato il meglio del nostro patrimo-nio culturale, attraendo migliaia di turisti.

E’ da tempo che chiediamo di ridurre drasticamente la presenza di automobili nel centro storico e non sono sicuramente i palliativi, come le targhe alterne proposte dall’attuale Amministrazione Comunale, a risolvere la gravissima situazione dello smog nella nostra città. Ci vuole ben altro! Che fine ha fatto, ad esempio, la proposta di chiudere al traffico via Maqueda? E le altre isole pedonali? E le piazze libere dal parcheggio selvaggio, in un’ottica di progressiva pedonalizzazione della parte antica della città?
Noi di Legambiente, in un blitz di un anno fa, quando abbiamo coperto con le lenzuola della nostra campagna Malaria le statue del primo ordine dei Quattro Canti, abbiamo anche proposto una misura urgente e non più rinviabile: la chiusura almeno al traffico pesante di corso Vittorio Emanuele, per le gravissime conseguenze che subiscono i monumenti e le facciate degli antichi palazzi a causa delle vibrazioni. Ma nessuno, in questa infelice città, si occupa di tutto ciò!
Noi palermitani, e i nostri ospiti, continuiamo a respirare veleno e i nostri monumenti, le nostre sculture, ogni giorno, vengono ricoperte da uno strato sempre più spesso di croste nere, che reagendo con le precipitazioni atmosferiche trasformano il durissimo marmo di cui spesso sono fatte in friabile gesso, continuando pian piano, ma inesorabilmente, a scomparire.
E allora, non solo non abbiamo bisogno di altro cemento, di un enorme parallelepipedo di cemento che chiuderebbe del tutto e definitivamente via Maqueda, non facendo più entrar il sole, ma non abbiamo sicuramente bisogno di altre automobili, di altro traffico nel centro storico, perché il progettato centro polifunzionale da realizzare nell’area Quaroni avrebbe la sola e certa conseguenza di aggravare la già dramma-tica e irrespirabile situazione di oggi.
Dunque, vogliamo che nell’area già della Chiesa di Santa Croce si realizzi un giardino, anche per ricordare i drammi e le paure della guerra, visto che quello squarcio è stato causato ormai 65 anni fa proprio dalle bombe.
Ecco un altro motivo, un motivo in più, per coprire questa ferita non solo urbanistica con del verde, con un giardino pubblico che segni la rinascita del centro storico e il suo definitivo riscatto dalle tragedie del passato e da quelle, sempre amare, di oggi.
Gianfranco Zanna
responsabile per i Beni culturali
di Legambiente Sicilia

5 aprile 1943, La Chiesa di Santa Croce in Via Maqueda alquanto rimaneggiata ed alterata così da presentare mediocre interesse architettonico, veniva gravemente danneggiata nel prospetto da numerosissime schegge proiettate dallo scoppio di bombe cadute su un fabbricato antistante

9 maggio 1943… la chiesa veniva centrata da bomba dirompente e rimaneva totalmente distrutta (M. Guiotto, I monumenti della Sicilia Occidentale danneggiati dalla guerra, Palermo, 1946).

1956 resti della Chiesa di Santa Croce…. Accanto è il floreale ingresso al Cinema Maqueda di Ernesto Basile, vicino è l’Oratorio della Compagnia di San Giovanni Battista, con un bel portaletto

27 luglio 1982, Complesso polifunzionale tra le Vie Maqueda, discesa dei Giovenchi, discesa delle Capre e Via Sant’Agostino. Piano di recupero (Relazione di Ludovico Quaroni)
…Oggi sembrerebbe che per l’architetto non esista più una sola Storia, ma due, e in opposizione fra loro: da un lato la Storia finalizzata alla conservazione dei documenti e delle figure cariche di valori plastici e affettivi; da un altro lato la Storia finalizzata alla affermazione, anche in un centro storico, dei valori del tempo nel quale viviamo e della nostra idea d’architettura e di città. Oggi non è possibile, senza tradire il rispetto per il nostro conquistato senso della Storia e dei suoi documenti, sentirci liberi di fare qualunque cosa, in una strada unitaria come via Maqueda a Palermo. Ma oggi non è nemmeno possibile, in omaggio ai nuovi principi del postmoderno, copiare addirittura le forme degli edifici manieristici degli architetti di via Maqueda, senza tradire insieme le due Storie di cui abbiamo ora parlato. Occorre dunque cercare una terza via, pazientemente, una architettura che sia autonoma e chiaramente moderna, ma che riesca ad inserirsi, coi suoi volumi, i suoi materiali, le sue dimensioni, le sue articolazioni formali, nel contesto nel quale deve vivere facendo vivere anche gli edifici vicini.
La distribuzione delle destinazioni d’suo fra i piani dell’edificio è stata proposta, in termini generici, nel modo seguente: al piano terreno negozi e gli ingressi alle scale, al primo piano uffici, al secondo piano abitazioni, al terzo piano abitazioni, al seminterrato autorimessa e magazzini, al sottotetto volumi tecnici e soffitte… I metri quadri utili sono 9.638 ed i complessivi metri cubi di costruzione risultano 36.309.

13 dicembre 1985. Il Consiglio comunale, allo sbando per i troppi assenteisti e demotivati, non riesce ad approvare il Piano Quaroni. (Giornale L’Ora)

28 maggio 1988. E’ una querelle senza fine quella tra gli enti che dovrebbero dare un dignitoso assetto all’area Quaroni di via Maqueda. Intanto la Regione ne ha restituito il progetto al Comune. (Giornale L’Ora)

1 giugno 1995, L’Ufficio del Centro Storico chiede all’Assessorato regionale per il Territorio e l’Ambiente parere in ordine alla legittimità del progetto, con riguardo al mancato rispetto dell’indice edificatorio

13 febbraio 1996, parere del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana sui limiti di edificazione nelle zone “A”.

30 ottobre 1996, Relazione tecnica integrativa del tecnico incaricato alla Curia Volume di progetto mq. 18.700, volume autorizzabile mq. 16.550, differenza mq. 2.550 “propone di utilizzare questa cubatura eccedente per realizzare urbanizzazioni secondarie, che possono essere conteggiate nell’ambito della convenzione a farsi a scomputo degli oneri concessori”… Proposta di convenzione con cui l’Arcidiocesi si “impegna a cedere al Comune le aree destinate ad opere di urbanizzazione primaria di mq. 600… e le aree destinate alle opere di urbanizzazione secondaria di mq. 850 circa”.

3 ottobre 1997 Deliberazione n. 201 il Consiglio Comunale delibera di adottare il piano di recupero… con la cessione della cubatura sopra descritta. Favorevoli 18 (V. Agostino, M. Antico, V. Brunetto, P. Calabrese, M. Caruso, G. Chinnici, A. Costumati, V. D’Agostino, M. Demma, G. Enea, A. Figuccia, A. Giglio, G. Groppuso, D. Miceli, G. Salemi, S. Scalia, A. Tamajo, A. Volpe). Contrari 6 (L. Battaglia, A. Camassa, A. Colletta, A. Cracolici, C. Garraffa, A. Locanto). Astenuti 5 (S. Di Mino, G. La Mantia, E. Maltese, A. Privitera, A. Torre).

6 novembre 1999. (Dichiarazione del Presidente del consiglio comunale C. Garraffa) “La chiusura del centro storico al traffico è una aspirazione della gente di Palermo… individuare aree per nuovi parcheggi provvisori… nell’attesa della realizzazione da parte della Curia del Progetto Quaroni, di realizzare nell’area fra Discesa delle Capre e Vicolo dei Giovenchi un parcheggio a suolo… scegliere la pedonalizzazione come strategia.

16 novembre 1999. Il Presidente del Consiglio Comunale ha incontrato padre Renna… Garraffa ha evidenziato l’esigenza di utilizzare al meglio l’area adiacente la discesa delle Capre. I rappresentanti della Curia hanno comunicato che in poco tempo la Commissione Nazionale Lavori Pubblici esiterà positivamente il progetto. In una fase successiva la Curia vorrà vendere l’area ad enti pubblici per la realizzazione del progetto e con il ricavato realizzare opere per il soggiorno a Palermo di extra-comunitari o di donne strappate al racket della prostituzione.

24 dicembre 2000, Serio parte in quarta. Auto in via Maqueda (C. Lopapa, Repubblica).
Serio ieri mattina ha convocato i vertici della polizia municipale per dettare le volontà urgenti in tema di viabilità e traffico… Quanto a via Maqueda, Fragalà e Santoro hanno portato al commissario la documentazione sul tasso di inquinamento di via Roma, indicata anche da Legambiente come la strada più inquinata d’Italia e finita per questo in fascicolo della Procura… Altra idea suggerita questa dagli esponenti di An è quella di riaprire con la Curia le trattative per ottenere la disponibilità della cosiddetta area Quaroni… riprendere il vecchio progetto di un parcheggio su due piani per mille posti auto in piena via Maqueda.
Un giardino in via Maqueda? (M. Barone, in Per, semestrale della Fondazione Salvare Palermo Onlus, numero 10, settembre/dicembre 2004).
In età spagnola e borbonica, gli ordini religiosi e le classi egemoni sfruttarono i due fronti della via Maqueda per costruire (o abbellire) chiese e palazzi nobiliari che, con ricche e maestose facciate, avrebbero nascosto i quartieri circostanti che si erano formati seguendo l’andamento naturale del suolo e che erano spesso altimetricamente sfalsati rispetto alla Strada Nuova. E così era difatti il caso del complesso edilizio della Chiesa parrocchiale di Santa Croce, alle cui spalle si trovava, e tuttora si trova, il quartiere Monte di Pietà…
Nel piano di Sant’Onofrio… sin dal tardo medioevo si trovava l’antico mercato delle carni che, per non essere confuso con quello della Vucciria, veniva detto Bocceria Nuova… L’apertura di via Maqueda provocò una forte differenza altimetrica tra il mercato delle carni e il vicino quartiere della Conceria, così si scavò un sottopassaggio per collegare i due rioni e al suo interno fu posta un’immagine sacra molto venerata dai devoti e conosciuta come Madonna dell’Arco; su via Maqueda fu posta una piramide per evitare che il continuo passaggio delle carrozze potesse danneggiare il luogo divenuto sacro.
Verso la metà del XIX secolo, dopo la chiusura dei passaggi sotterranei, questa piramide fu spostata nel cimitero della vicina chiesa di Santa Croce e in seguito, quando fu smembrata, le lastre in marmo che la ricoprivano furono trasferite presso il portico della Casa Professa dei Crociferi, accanto alla Chiesa di Santa Ninfa. Nel 1837 il macello venne trasferito nelle vicinanze del fiume Oreto e così, nel piano Sant’Onofrio, cessarono le attività lavorative ad esso connesse…
Nel Piano Particolareggiato Esecutivo è prevista una destinazione dell’area a “verde di progetto”, ma dal documento che si trova nell’Ufficio del Centro Storico (datato 3 ottobre 1997) risulta che, secondo il progetto dell’architetto Quaroni, si dovrebbe costruire un edificio costituito da tre livelli fuori terra, più i piani interrati: esattamente 3230 mq sarebbero destinati ad abitazioni; 1922 mq ad uffici; 1099 mq a negozi; 591 mq a magazzini. La cessione del surplus di cubatura potrebbe esser patteggiata con il Comune che si è mostrato interessato alla possibilità di creare un parcheggio a suolo in attesa della realizzazione del progetto… Perché non prevedere la realizzazione in questa zona di un giardino pubblico che, con il suo correlarsi a spazi retrostantí più bassi, costituisca un suggestivo scenario urbano in cui il verde si inserisce armonicamente nell’architettura già esistente?

2 dicembre 2005, Cassaro, le rovine dietro le facciate (E. Bellavia, Repubblica)
Palermo gioca a scacchi col traffico… Succede in via Maqueda, per la famigerata area di discesa dei Giovenchi, l’area del progetto Quaroni. Tramontata l’idea di un palazzone, esplorata la possibilità di ridurne i volumi, è ancora lì monumento di rovi e topi.

13 Ottobre 2006 La prima fase di Boa Biennale o Altrove si è soffermata sulla raccolta e sulla messa in rete di una serie di lavori prodotti da artisti operanti a Palermo, nel tentativo di aprire un panorama di sguardi, compositi e diversi da quelli proposti dalle istituzioni sulla città e sulla sua vita… Vengono proposti 8 siti particolarmente ricchi di criticità, di spunti progettuali e che rappresentano un campione significativo della varietà delle questioni riscontrabili. I temi proposti fanno riferimento a necessità e problematiche reali individuate per il centro storico, con particolare riferimento alla carenza di servizi urbani: spazio pubblico aperto (verde e non) e sue connotazioni sociali, sostenibilità ambientale… convivenza dell’architettura contemporanea e storica, integrazione e contaminazione delle diverse identità etniche, sociali e culturali… 7. Discesa dei Giovenchi: la città storica e il contemporaneo, vita contemporanea su un asse monumentale.

12 gennaio 2007, Porta Nuova ieri e oggi (G. Scuderi, Repubblica)
…i ruderi di Palazzo Valdina sono sempre lì, accanto al quasi recuperato Palazzo Riso ci sono i brandelli scenici di Palazzo Geraci, Ludovico Quaroni penso pianga guardando dal cielo le sorti dell’area nota con il suo nome…

26 aprile 2007 Il Teatro del Palermo nel grigio dell’area Quaroni (L. Forte, Repubblica)
Finalmente un progetto per l’area Quaroni. Per quell’ettaro di terra grigio come i suoi topi e che è delimitato da via Sant’Agostino e dalla Discesa dei Giovenchi, con un largo fronte non meno desolante su via Maqueda. Dove, da qualche giorno, un gran telone della Boa Visions attesta provocato-riamente la possibilità che le immondizie e i rovi retrostanti possano almeno cambiar nome… Mentre ora non resta che notare come stia cadendo nuovamente nel vuoto il messaggio di rinascita implicito nell’ostinato rifiorire del pesco selvatico dietro al nuovo manifesto della Boa Vision.

1 giugno 2007. L’area Quaroni condannata a non rivivere (L. Forte, Repubblica)
Impossibile far cambiare il nome, anche virtualmente, all’ettaro di desolazione che resta, o si vuole che resti, la derelitta Area Quaroni… L’ultima volta poco più d’un mese fa, quando apprezzammo il colore e la speranza rappresentati per quei ruderi da un bel megaposter della Boa Vision sul quale la medesima associazione chiedeva ai cittadini di esprimere un voto. Un progetto provocatoriamente dedicato ad un immaginario quanto allettante “Teatro del Palmo” e che, con l’auspicio di tanto verde, apriva orizzonti proprio belli all’alternativa mortificante che sta là da mezzo secolo. E invece è successo che un giorno di buon mattino, tre ignoti arrivarono muniti di scala, recisero i tiranti che reggevano il poster e lo arrotolarono portandolo chissà dove e chissà a quale persona che di uno spazio attrezzato, e aperto al pubblico, in quel posto parrebbe non ne voglia sentire parlare nemmeno in modo virtuale. Per cui sembra non possa esserci dubbio sul fatto… che di tutti quei bei progetti ci resteranno solo le foto.

18 settembre 2007 L’area Quaroni è una discarica. Dal Comune diffida alla Curia (M. Lorello, Repubblica)
Quella che 21 anni fa la Curia e il Comune immaginavano come una grande struttura monumentale è oggi «un’emergenza sanitaria». Così la Procura della Repubblica definisce l’area… ridotta a discarica, ricettacolo d’insetti e cimitero di elettrodomestici e cisterne di eternit. Il Comune ha diffidato la Curia a intervenire per risolvere il problema… a dare la misura della gravità del problema è stato il Dipartimento di igiene e sanità pubblica dell’Ausl 6 che già a febbraio… aveva denunciato «lo stato di notevole degrado dei luoghi, contraddistinti dalla fitta presenza di vegetazione spontanea e da un abnorme accumulo di rifiuti solidi urbani e rifiuti speciali quali carcasse di auto e di elettrodomestici, sfabbricidi, resti di coperture dismesse in cemento amianto». Rosario Filoramo, consigliere comunale del Pd, ha scritto, oltre che al sindaco, al vescovo Paolo Romeo… Sul futuro dell’area, che proprio il Comune avrebbe provato ad acquistare alcuni anni fa, Filoramo lancia una proposta: «Perché non farne un giardino pubblico?… Sarebbe un regalo per gli abitanti della zona di Sant’Agostino che si liberebbero nel modo migliore di una discarica putrescente, ricettacolo di insetti e ritrovo di cani randagi».

28 novembre 2007. Luci spente, addio ai negozi storici. Via Maqueda sparisce nel degrado. (S. Scarafia, Repubblica)
Vasi e piante lungo la via Maqueda: «Non fate morire questa strada». È il grido d´allarme dei commercianti … per attirare l’attenzione della città e quella delle istituzioni… Via Maqueda è in lento declino. Si vede a occhio nudo. Nel tratto che va dai Quattro Canti a alla chiesa di Santa Ninfa su una quarantina di negozi dieci sono chiusi… Ma restano anche, sempre più evidenti, i simboli del degrado. Come l’area Quaroni, della Curia, perennemente al buio e mai utilizzata come si era prospettato alcuni anni fa per farne un parcheggio. Si è trasformata in una discarica a cielo aperto… La Curia ha promesso una bonifica… In completo abbandono anche la galleria delle Vittorie che dagli anni Trenta agli Settanta è stato un salotto commerciale. Adesso le saracinesche sono tutte chiuse perché l’intera area è sotto sequestro.

9 dicembre 2007, Gli architetti e la città antica. Cominciamo con mini-isole. (S. Scarafia, Repubblica).
Gli architetti di Palermo guardano il centro con occhi da esperti. Lo vedono affollato di auto e in abbandono e pensano a come poterlo rendere più vivibile. Ciascuno ha una sua idea di riqua-lificazione, ma tutti sono concordi sulla necessità di intervenire… Rosanna Pirajno: «Usare la macchina per muoversi in centro? Una follia», dice l’architetto e docente, che propone l’istituzione di mini-isole pedonali… Un’idea simile a quella dell’architetto Fabio Alfano: «Isole pedonali nei quattro mandamenti, assi principali percorribili ma con limitazioni, e soprattutto restaurati»… La riflessione di Nicola Giuliano Leone, ex preside della facoltà di Architettura, parte da una considerazione: «La vita di una città si svolge ormai nelle strade e non più nelle piazze. Ed è dal recupero delle strade che si deve cominciare»… Per Leone è necessario agire subito contro il degrado. «L’ex area Quaroni e la Galleria delle Vittorie di via Maqueda sono il segno dell’abbandono e allontanano la gente… Lungo la strada, che potrebbe diventare un polo di attrazione economica, ci vorrebbero marciapiedi larghi dove passeggiare». L’architetto Iano Monaco insegue un sogno: la chiusura totale del centro. «Chi non ci abita non deve arrivare in macchina, chi ci vive può spostarsi con mezzi a motore solo a certi orari… Solo che il Comune ha paura di scontentare qualcuno e sceglie di non scegliere. Realizza solo parcheggi, che non sono una soluzione». La docente di Urbanistica Teresa Cannarozzo: «I grossi autobus a lunga percorrenza non devono passare da via Ruggero Settimo e via Maqueda, perché il centro non può essere più considerato come il nodo d’attraversamento della città. I parcheggi scambiatori, che devono essere attraenti con panchine e verde, da via Basile a piazzale Giotto, devono consentire rapidi collegamenti con il centro». La Cannarozzo pensa a via Maqueda e corso Vittorio Emanuele aperti solo alle auto dei residenti. «E poi bisogna puntare sulle aree ancora libere che possono trasformarsi in giardini o in posteggi sotterranei arredati a verde in superficie».

30 gennaio 2008 Nella pattumiera centro storico topi e discariche a cielo aperto (S. Scarafia, Repubblica)
Sono dovunque, spesso invisibili ai passanti perché nascoste dietro alti muri. Sono discariche a cielo aperto che mettono a repentaglio la salute dei cittadini e sfigurano l’ambiente. Il centro storico ne è pieno e i residenti hanno paura. La più grande, e anche la più conosciuta, è l’area Quaroni di via Maqueda, ma non è l’unica. Spesso le minidiscariche sorgono in area private, dove all’Amia non è consentito intervenire… L’assessore all’Igiene e sanità Filippo Cannella dice che «Non è semplice quando le discariche sorgono in aree private, bisogna che sia il privato a far rimuovere i rifiuti. Il mio assessorato può intervenire quando c’è un rischio per la salute».

15 marzo 2008, Area Quaroni, il Comune rinuncia (S. Scarafia, Repubblica)
Non vogliono un’altra palazzina, anzi chiedono un giardino per poter passeggiare. Oppure un parcheggio sotterraneo sormontato da verde. Residenti e commercianti dicono no alla realizzazione di una palazzina nell’area Quaroni di via Maqueda, che la Curia ha deciso di vendere insieme con il progetto che prevede la realizzazione di un centro polifunzionale di quattro piani. «Un anno fa – dice il titolare di un negozio – un giovane architetto aveva elaborato un progetto che prevedeva la realizzazione di un parcheggio sotterraneo. In superficie c’erano panchine e aiuole. Ed è così che io lo vorrei». «A me piacerebbe un bel giardino», dice una mamma spingendo il passeggino. L’idea del parcheggio piace anche ai comitati civici. Alessandra Rosciglione di “Cittadini di Palermo” propone un concorso di idee … Un’idea condivisa dal consigliere comunale del Pd Rosario Filoramo: «Presenterò una mozione per chiedere al Comune di acquisire l’area, magari cedendone altre in cambio alla Curia». Secondo Nadia Spallitta, di Altra Palermo, «la migliore utilizzazione di questo terreno sarebbe di adibirlo a parco pubblico, a servizio delle tante scuole del quartiere, creando al tempo stesso un piccolo polmone di verde in una zona che ne è del tutto sprovvista» … Ma l’assessore al Centro storico, Nino Scimemi, esclude che il Comune possa acquistare l’area: «Non abbiamo i soldi, prenderò contatto con la Curia per capire che tempi ha e per chiedere che il progetto venga ceduto a esperti. Lì, comunque, io non realizzerei né un giardino né un parcheggio, ma una struttura commerciale fatta bene.».

18 marzo 2008 Scempi e sprechi nell’area Quaroni (G. Fatta, Repubblica)
Apprendiamo la notizia che la Curia ha in animo di vendere la vasta area “Quaroni” lungo la via Maqueda, liberata in questi giorni dalle “immondizie”… e che è ripreso il dibattito su cosa fare in un luogo di tale importanza… Si legge nelle guide della città che i bombardamenti del 1943 abbiano raso al suolo tutto ciò che insisteva sull’area, ma i fatti non stanno esattamente così: la nostra memoria ci ricorda come le bombe avessero lasciato in piedi significative porzioni della chiesa… del Palazzo Castelluccio e del cinema Maqueda dal prospetto modernista… Per oltre 40 anni queste parti superstiti hanno sfidato e superato le vicende atmosferiche, l’incuria, l’abusivismo, soccombendo poi, in tempi brevissimi, ad azioni umane che sembrerebbero dettate da atteggiamenti disinvolti poco interessati alla cultura ed alla storia. … Ora sembra si sia raggiunto il risultato: col plauso generale l’area non è più un «immondezzaio a cielo aperto», le ruspe portano via «elettrodomestici e cisterne di eternit»… Ci auguriamo che la riqualificazione dell’area passi per un progetto di respiro urbano che riesca a tenere conto sia della continuità della cortina lungo l’asse monumentale, sia della continuità con l’architettura storica che confligge con gli strappi e le sperimentazioni.

19 marzo 2008 Quella finestra su via Maqueda (G. Scuderi, Repubblica)
La volontà della Curia di porre in vendita l’area «Quaroni», dovrebbe indurre a un immediato confronto la «opinione pubblica» cittadina… con ogni altro soggetto che possa essere coinvolto: la Curia, proprietaria dell’area, il Comune, primo attore e garante per legge di ogni provvedimento che riguardi l’edilizia cittadina, gli enti di tutela, Soprintendenza ai Beni culturali in primis. Credo di interpretare il pensiero di tanti, molti, anzi moltissimi, dicendo che «richiudere» con una costruzione, seppur la più bella, lo squarcio aperto dai bombardamenti prima e dalla incuria poi sarebbe oggi un ulteriore aggravamento delle condizioni di vivibilità del centro storico, verso cui molti, non residenti, millantano affetto e interesse. Una delle strade più inquinate di Palermo da questa «finestra» beneficia quantomeno di un aumento della ventilazione, l’esposizione è perfetta (il sole illumina, attraverso appunto la «finestra», via Maqueda da mezzogiorno al tramonto), l’idea che la quotidianità già di fatto concretizza è quella di una porta che faccia accedere, nel verde e nell’ordine ovviamente, al mercato di Sant’Agostino e al Piano di Sant’Onofrio e da qui al Monte di Pietà e al Capo. D’altronde l’intorno non è quello di auliche facciate, bensì dell’edilizia post bellica delle vie Bari e Napoli, o di ancor più recenti e pesanti interventi. Lasciamo quindi che entri il sole in via Maqueda…

26 Marzo 2008. La Curia vende l’area Quaroni. Bonificato il terreno di via Maqueda che era ridotto a discarica. Ma la diocesi non è più interessata al progetto. (S. Scarafia, Repubblica)
L’area è stata ripulita in attesa di un acquirente. La Curia ha deciso di metterla in vendita, insieme con il progetto dell’architetto Quaroni «La diocesi non è più interessata a costruire – dice Monsignor Renna, economo della Curia – vogliamo vendere l’area, naturalmente insieme con il progetto di Quaroni che ha già ottenuto tutte le autorizzazioni». «Non abbiamo ancora pubblicizzato la nostra intenzione di vendere… stiamo cercadndo un professionista per quantificare il prezzo dell’area. Non sapremmo infatti a quanto venderla. Di sicuro, visto che il progetto ha ottenuto tutti i via libera, l’acquirente acquisterà anche quello». La Curia non sa se venderà a un privato o un ente pubblico, di certo, visto che l’investimento non sarà di poco conto, è più probabile che sia un privato. Con i soldi incassati, l’arcivescovado ha intenzione di realizzare nuove chiese e recuperare quelle esistenti. Negli anni sono stati moltissimi i progetti per il recupero dell’area. «C´è un dibattito aperto da almeno vent’anni e che non si è mai chiuso – dice Rosanna Pirajno, docente ad Architettura – c´è chi pensa che sia meglio realizzare una costruzione moderna, chi invece punta a un recupero filologico e chi chiede che il terreno venga trasformato in un giardino». Emilio Arcuri, assessore al Centro storico con la giunta Orlando, lancia una proposta: «La Chiesa ha tutto il diritto di vendere, ma, visto che il progetto di Quaroni è di vent’anni fa, ci potrebbe essere un ripensamento. La Curia potrebbe cedere l’area al Comune, che la trasformerebbe in un bel giardino, e chiedere in cambio che l’amministra-zione finanzi un progetto per il recupero di alcune chiese».

2 aprile 2008 L’ultimo dazio nella capitale del veleno (M. Benfante, Repubblica)
Si discute (molto probabilmente invano) sulla destinazione della cosiddetta area Quaroni, sebbene sia del tutto evidente (dal punto di vista del bene pubblico) che vi andrebbero realizzati uno spazio verde e un parcheggio sotterraneo, ossia che questa provvida apertura andrebbe utilizzata come un’opportunità imperdibile per decongestionare una zona della città particolarmente intasata e intossicata.




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